AZ Assetto Zero

Il potere del simbolismo nel ritorno al punto di massima performance

prima delle interferenze operativo-decisionali

I problemi che risolviamo

Team disallineati e scarsa collaborazione: Aiutiamo a ritrovare coesione, fiducia e motivazione attraverso una lettura profonda delle dinamiche di gruppo.

Leadership bloccata o poco ispirante: Sblocchiamo il potenziale dei leader, favorendo la consapevolezza, l’empatia e un’autorevolezza autentica.

Stress, burnout e mancanza di senso: Offriamo strumenti per ritrovare equilibrio, entusiasmo e chiarezza sugli obiettivi, sia personali sia aziendali.

Difficoltà nei cambiamenti: Accompagniamo i team nell’affrontare le transizioni, sciogliendo resistenze e paure.

Comunicazione inefficace: Favoriamo l'ascolto, l'apertura e il dialogo costruttivo.

 

A chi è rivolto

✅Aziende e organizzazioni che credono nel valore umano e nella crescita interiore

✅Team che vogliono migliorare la collaborazione, la comunicazione e la fiducia reciproca

✅Manager e leader in cerca di strumenti evolutivi per guidare con ispirazione

✅Professionisti HR, formatori, responsabili di sviluppo organizzativo

✅Chi desidera portare benessere, consapevolezza e innovazione nel proprio ambiente di lavoro

 

Bottone

Descrizione del Progetto

Immagina un percorso che unisce il rigore del coaching evolutivo alla profondità dell’astrologia karmica: nasce così "Assetto Zero: ritorno al punto di massima performance, prima delle interferenze operativo-decisionali".


Un’esperienza unica, pensata per aziende e professionisti che desiderano andare oltre le soft skill tradizionali e attingere a strumenti innovativi per la crescita, il benessere e la realizzazione collettiva.

Attraverso sessioni individuali e di gruppo, laboratori esperienziali e analisi personalizzate della mappa astrologica, accompagniamo persone e team a:

✅Scoprire i talenti nascosti e le potenzialità inespresse

✅Comprendere e sciogliere dinamiche ripetitive e blocchi relazionali

✅Sviluppare leadership consapevole e autentica

✅Allineare valori personali e aziendali

✅Affrontare il cambiamento con resilienza e apertura

Perché noi

Sono un nuovo paragrafo

Alfredo M. Molgora

Operatrice olistica professionale, Ipnologa delle regressione a vite precedenti, da più di 10 anni si occupa di crescita spirituale e benessere emozionale, integrando nella pratica diverse discipline, anche di matrice squisitamente sciamanica, in un percorso di continua ricerca per favorire un armonioso equilibrio tra spirito, mente, corpo ed ambiente.

Chiara E. Vanni

Astrologia evolutiva e formatrice, con oltre 10 anni di esperienza, specializzata in astrologia karmica, nell'attivazione dei talenti e in percorsi di crescita personale e spirituale.

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FAQ – Domande frequenti

1) Che cos’è esattamente questo approccio?

È un percorso di coaching che utilizza anche una chiave di lettura simbolica e analogica per favorire la riflessione, la consapevolezza e il dialogo in modo strutturato. Serve ad aprire prospettive e facilitare conversazioni utili, non a definire chi sei in modo rigido.


2) Che cosa NON è questo approccio?

Non è un test psicologico, non è una diagnosi e non è uno strumento di valutazione o di selezione. Non produce punteggi, etichette o classifiche.


3) Per cosa può essere utile questo approccio?

Può essere utile come strumento di sviluppo e di facilitazione, soprattutto quando l’obiettivo è migliorare la comunicazione, la gestione dei conflitti, la consapevolezza personale, la collaborazione nei team e l’orientamento. Il valore sta nel generare insight e nuove prospettive, non nel fornire risposte definitive.


4) Ha basi scientifiche?

Non nasce per misurare tratti, fare diagnosi o produrre dati oggettivi. Viene utilizzato come linguaggio simbolico, integrato nel coaching, per stimolare riflessione, dialogo e consapevolezza, non per dimostrare o prevedere comportamenti.


5) In quali situazioni è particolarmente indicato?

È indicato soprattutto per:

- orientamento e sviluppo dei talenti;

- gestione dei conflitti e comunicazione interna;

- team building;

- coaching individuale ed executive.

Sono tutti contesti in cui la qualità della relazione e del linguaggio è centrale.

6) In quali situazioni non è indicato?

Non è indicato per la selezione del personale, le valutazioni di performance, le promozioni o le decisioni disciplinari. In questi casi servono strumenti di assessment strutturati e progettati appositamente.


7) C’è il rischio di etichettare le persone?

Il rischio di “etichettare” esiste con qualunque strumento, inclusi i test psicometrici più canonici, quando vengono utilizzati in modo superficiale o senza competenza. Non è lo strumento in sé a creare l’etichetta, ma un uso improprio e semplificato che trasforma un’indicazione in una definizione rigida. In questo approccio ogni lettura viene trattata come ipotesi di lavoro, mai come verità sulla persona, e rimane sempre aperta al confronto con l’esperienza reale di chi partecipa.


8) Mi piace il progetto, ma non so come validarlo in azienda

Per ottenere questo risultato, l’approccio viene sempre inserito in una cornice chiara, con obiettivi espliciti, un linguaggio sobrio e limiti dichiarati.


9) Può entrare in conflitto con convinzioni personali o religiose?

L’approccio non richiede di credere in nulla e non propone una visione del mondo: è uno strumento di riflessione, non di adesione ideologica.


10) Come vengono gestiti privacy e dati personali?

Con attenzione e trasparenza. Si raccolgono solo i dati necessari, sempre con il consenso informato degli interessati. Nelle attività di gruppo le restituzioni possono essere anonime e aggregate, mentre quelle individuali restano riservate e, nel caso, condivise solo su base volontaria.


11) Perché è così importante definire obiettivi chiari?

Per evitare ambiguità. Anche se l’approccio è esplorativo, è fondamentale sapere perché lo si utilizza: migliorare il dialogo, ridurre conflitti, aumentare la chiarezza dei ruoli o la collaborazione. Questo rende l’esperienza utile e sostenibile in azienda.


12) Chi conduce il percorso?

La competenza del facilitatore fa la differenza: esperienza di coaching, capacità di gestione del gruppo, chiarezza etica e comunicativa. Lo strumento da solo non basta; conta come viene guidato.


13) In cosa differisce dai test psicologici (MBTI, Big Five, ecc.)?

Questo approccio non sostituisce i test né compete con loro: nasce per facilitare la consapevolezza e il dialogo. Lavora quindi su un piano diverso, con obiettivi di sviluppo strutturati in modo diverso.


14) Può il nostro approccio convivere con altri test psicometrici?

Sì, se i ruoli sono chiari. I test possono offrire una fotografia strutturata; questo approccio può aiutare a tradurre gli insight in linguaggio, comprensione e azione, senza confondere misurazione e sviluppo.


15) Quale ulteriore vantaggio offre questo approccio rispetto ai sistemi tradizionali?

I test si basano su auto-risposte, che possono essere influenzate da desiderabilità sociale, risposte strategiche, scarsa autoconsapevolezza, stress o contesto. Anche quando ben costruiti, misurano ciò che una persona risponde in quel momento, non una verità assoluta o definitiva. Il nostro approccio supera questo rischio non fornendo risposte che possano essere condizionate.

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